Luisa Lanni: traduzione da Le nez qui voque di Réjean Ducharme (Parigi, Gallimard, 1967)

Riassunto

Il romanzo si presenta sotto forma di un diario scritto da un sedicenne che dice di chiamarsi Mille Miglia. Il ragazzo, dopo aver abbandonato la famiglia, si isola in una stanza di Montréal con la sua amica Chateaugué e i due siglano un patto suicida perché vogliono evitare che i loro ideali vengano corrotti dal mondo e dagli uomini. Tra richiami alla storia del Canada e sarcastici commenti sulla modernità, i personaggi mettono in atto una rivoluzione individuale esasperando il loro rigetto della società.

Traduzione

le nez qui voque (copertina)Non la vedo perché è dietro di me; ma la mia schiena la vede, e anche il collo. La pelle della schiena e del collo è come aggricciata dalla sua presenza. Se non ci fosse nessuno dietro di me, la mia schiena non vedrebbe nulla, non avrebbe la pelle d’oca. Abbiamo stabilito il giorno del nostro suicidio. È un giorno vago e vicino come quello di tutte le morti. Prima di questo giorno, faremo un pandemonio. Ora che ci restano solo pochi giorni da vivere, ora che siamo sicuri che moriremo, siamo liberi, non esistiamo più, scopriamo la voluttà di essere. È come se tutta la vita, tutta l’energia del mondo vivente, si fosse concentrata in ognuno dei nostri cuori. Il grigio pallido del soffitto si è trasformato in rosso acceso, in rosso barbabietola, in giallo carota. L’acqua sa di fuoco, di acido. La carne nelle nostre bocche scricchiola come fosse vetro. Siamo liberati dall’angoscia, dall’umiliazione di invecchiare, di marcire, di dover diventare più brutti e più banali anno dopo anno, ora dopo ora. Abbiamo oltrepassato i limiti della morte; abbiamo superato i suoi limiti, superato le case degli uomini; e abbiamo difeso il nostro onore, il nostro vanto. Abbiamo attraversato la prova della morte senza perderci; siamo intatti: vivi e giovani come prima, e ancora fino a quando la morte durerà.

- Che cos’è che è più forte di tutto? ‒ ho chiesto a Chateaugué.
– La cosa più forte che c’è, è un oceano.
– Un oceano non può distruggersi da solo. Noi possiamo distruggerci da soli. Siamo più forti di un oceano. Però, un oceano resta un oceano. Può infrangere con tutta tranquillità la sua onda montuosa e maestosa; non deve temere di ritrovarsi lago, stagno, palude, pozzanghera o a secco un bel giorno. La sua dignità è al sicuro.

Chateaugué ha detto di sì, ha fatto cenno di capire, è sembrata aggressivamente d’accordo. Il suo entusiasmo, autentico o finto che fosse, era da vedere. La sua bicicletta è appoggiata alla parete. La mia bicicletta è appoggiata alla sua. Le nostre biciclette sono unite insieme come dei rosari.

Testo originale